La prima rosa

“Cerchi qualcosa?” una voce baritonale e melliflua mi fece sobbalzare… il cuore prese a battere forte. Mi sentivo come una bambina che viene pescata con le mani nella marmellata, eppure non avevo fatto nulla! Alzando timidamente lo sguardo, incrociai quello del mio interlocutore. Non riuscivo a distinguere bene la sua figura, i suoi lineamenti. Questo mi incuriosiva, ma allo stesso tempo mi incuteva un po’ di paura. Quella paura comune che assale quando non si conosce qualcosa. Per un attimo la luna fu coperta da qualche nube burlona… per un lungo ed interminabile minuto l’oscurità ci avvolse, come un manto nasconde un bandito nel pieno della notte. Poi la luna spuntò di nuovo, con i suoi raggi che parevano eterei incontrò il mio sguardo, il suo sguardo. Brillò una strana luce nei suoi occhi. Mi accorsi che erano di un curioso colore che non riuscii a cogliere subito…

“Mi scusi, non volevo entrare, ma ho sentito suonare un pianoforte, e visto che non c’era più nessuno, ho pensato fosse solo una mia suggestione” sperai che questa mia spiegazione potesse bastare per farmi evadere da quella gabbia di oscurità. Silenzio… silenzio interminabile. Per scacciare l’imbarazzo mi guardai intorno. Di giorno era tutta un’altra stanza, e così, nell’oscurità, osservai particolari nascosti alla luce. C’era un vecchio orologio che ticchettava nervosamente, contando i secondi. Era davvero strano. In cima al grande quadrante, c’era una piccola cavità, dalla quale proveniva una sinistra luce azzurrognola. Due secondi dopo uno strana fatina luminescente fece capolino, con la sua bacchetta resa luccicante dalla porporina. Quella luce… sembrava reale.

Rimasi lì immobile, mentre l’orologio rintoccava le sei. Quella piccola e luminosa fatina mi ipnotizzo, mentre il mio misterioso interlocutore mi fissava con aria di divertita. Un colpo di tosse di circostanza mi riportò alla realtà, mentre pensavo distrattamente a quanto fosse bello poter fare delle magie per cambiare in meglio tutto ciò che ci circonda…

“Dimmi, ti piace molto quell’orologio?”

“Beh, posso dirle che è molto particolare, così non ne avevo mai visti” conclusi in fretta. Abbassando lo sguardo mi accorsi che la rosa bianca, candida come piume di un cigno, s’era macchiata del mio sangue.

 

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 L’espressione che assunsi doveva essere davvero buffa, per far scoppiare a ridere quell’uomo dall’austero aspetto.

“Mi scusi di nuovo, io non so davvero come ho potuto far…” non ebbi il tempo di finire la frase che quell’uomo mi prese per mano, conducendomi per una curiosa scalinata a forma di chiocciola.

“Non preoccuparti per la rosa, ho un roseto stracolmo, e con il tuo sangue, ora sembra avere una particolare screziatura… dai, sali su con me, ti metto un cerotto, e ti lascio andare via.”

“Guardi, non è il caso, infondo si tratta di un minuscolo buchetto”

“Si tratta di una questione di attimi, il mio nome è Roberto, posso conoscere il tuo? Ah, dammi del tu, non sono abituato a tanta formalità” aggiunse con un ampio sorriso. Non so, c’era qualcosa che non mi convinceva. Forse perché non sono stata mai abituata a tanta gentilezza e considerazione, ma continuavo a vedere qualcosa di sospetto. D’improvviso ritrassi la mano. Solo dopo mi accorsi di quanto la mia fosse fredda, e di quanto fosse calda invece quella di Roberto.

“Roberto… non mi sembra di averti chiesto nulla. Io sono abituata a non dare confidenza agli sconosciuti, men che meno se sono uomini” conclusi infine assumendo un tono aspro e diffidente. Chi mi assicurava che mi sarei potuta fidare di lui?

“E ora se mi vuoi scusare, devo proprio andar via. Scusami ancora per il disturbo. Ah, stavo per dimenticare… la rosa, è tua.” dissi sottovoce, guardandola. Non so per quale motivo, ma quegli occhi, mi mettevano a disagio, come se potessero scrutarmi l’anima. Per tutta risposta, Roberto, mi stupì..

“Guarda… se non l’hai capito quella rosa non mi appartiene più, ora è tua. Spero di rivederti presto” sorrise, osservandomi con insistenza, come ad aspettarsi chissà quale reazione. Fuggii via, con la rosa stretta tra le dita, pensando che quella era la prima rosa che mi regalavano. Non avevo mai ricevuto una rosa, nessuno me ne ha mai regalata una. Sentii di rimando solo il suono dei campanelli attaccati alla porta che risuonavano con veemenza, quasi a volermi farmi tornare indietro

 

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(continua di una “Magia suggestione”)
La prima rosaultima modifica: 2008-11-11T14:00:00+00:00da odette14
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20 pensieri su “La prima rosa

  1. Ciao Odette…
    sei un angelo, un angelo vero…
    mi hai toccato l’anima…
    Specchio tu sei…
    mi sento di dirti che tu il mio Cuore non l’hai lasciato mai solo…
    il Cuore…
    ti ricordo nel tuo primo post che lessi, dove vidi quella ragazza alla finestra e mi cibai di quel romanzo stupendo…
    e oggi ti leggo in tutta la tua dolcezza…
    Tu mi comprendi e so che mi comprendi anche quando non dico…
    sai sicuramente cosa sto provando…
    ho trovato tutti immensi come sei immensa tu e sono impreparato di fronte a quanto leggo nel mio ultimo post…
    dimostrazioni d’affetto che non mi aspettavo, ma ultimamente mi sono sentito svuotato da quanto a volte in giro leggevo.
    Dove volevo dare e non potevo
    dove avrei voluto prendere per mano i miei amici e non ho potuto. Perché qui si scrive, si scrive e si scrive e una mano la tendi a parole…e nulla di più
    e giorno dopo giorno mi sono lasciato consumare da questo senso di impotenza che oggi mi vede cedere…
    Non sono capace di darmi a metà e ogni post che di qualche amico io salto, è passato e non torna… e forse quello era il momento di dare, di sostenere con il proprio conforto quei momenti…
    non me l’aspettavo. Tu sai quanto ho fatto per riaverti qui, cosa che ancora oggi mi lascia incredulo, perché pensavo di non leggerti mai più…
    e adesso sei qui a tendermi la tua di mano…
    Io ti ringrazio per questa tua amicizia sincera e te ne sarò sempre grato…
    mi sono permesso di mangiare i tuoi gelati e ora ti chiedo di riflettermi nel tuo specchio d’acqua…
    in attesa di ritrovare in me Apriticuore per come l’hai conosciuto…
    Ti abbraccio Odette…
    meravigliosa creatura.

  2. Wow! Ma che negozio era?Lei incontrerà ancora Roberto? Sembra di sì… Ehmmm… Comunque, ti ringrazio per ieri, per la tua visitina e per i tuoi auguri! Grazie milleeeeeeeeeeee!!!
    Inoltre, quado puoi, passa da me, perchè ho un altro premio per te!
    Un mega saluto da Ideen!

  3. … ciao Odette ….. che belli questi racconti … è come leggere un romanzo, è un appuntamento che aspetto con ansia per continuare a leggere il resto della stori a… e rimango con il suono dei campanelli … che sento suonare e riesco ad immaginare .. quanto tu con tanta meticolosità riesci a descrivere .. bellissimo Odette sei davvero una scrittrice fantastica ….e così aspetto di leggere “l’altra puntata” …
    grazie Odette … un baciotto .. oggi te ne lascio solo uno perchè la strada la sai e io ti aspetto ….

  4. Ciao Odette, passo per augurarti una buona serata e una buona settimana. E così, un nostro amico in comune ci lascia. Caspita, e pensare che il più delle volte correvo subito nel mio blog, per vedere se lui era passato a salutarmi. Va bè, che dire, sono molto dispiaciuta. Quanto a te, continua a passare ok? Io ricambierò senz’altro!Ora ti saluto, qui in casa mia è scoccata l’ora del nudismo, questa piccola frugola si è spogliata e balla come una scimmia!!! Matta come sua madre direi. Buona Notte, Cla^^

  5. Ciao Odette leggo solo ora le tue bellissime parole,
    parole che come sempre toccano il profondo del cuore … non sei arrivata in ritardo .. ci sei sempre stata al mio fianco, io sento anche i silenzi sento le presenze di chi come te anche al di là di un pc … trasmette affetto, amicizia e comprensione .. credo che non conti la lontananza fisica, tante volte abbiamo vicino persone che ci toccano, ci abbracciano ma non trasmettono quell’affetto che solo qui riesco a trovare … troppe volte ho creduto che il bene che sentivo era bene vero e quando mi sono affidata abbandonandomi, aprendomi come è purtroppo la mia ingenua fiducia poi ho capito che , chi credevo volesse il mio bene, forse poi così non era, perché capita che chi ti dica ti voglio bene forse lo dica senza capire che sta parlando con te e non con se stesso … e allora impari, che ironia della sorte, quella corazza che hai sempre riluttato e rifiutato … forse invece è l’unica difesa che hai perché la vulnerabilità di una persona fragile è troppo facile da colpire … ciò che ho scritto è stato uno sfogo … di lunghi pensieri, quando soffro mi chiudo, ma la mia chiusura è sempre dopo aver detto, dopo aver lanciato messaggi e quando capisco che il mio interlocutore non è sulla mia stessa lunghezza d’onda allora mi chiudo e penso .. e così ho pensato … pensato e ancora pensato e poi quel dolore che avevo dentro l’ho buttato fuori …
    Oggi va meglio è come se avessi buttato fuori un peso che era diventato troppo ingombrante da portare dentro …
    Lo sò Odette, anch’io mi ritrovo sempre più spesso in ciò che scrivi, l’ho capito sin dalla prima volta che ti ho trovata … ti ricordi ??? Rimasi senza parole … perché quelle parole che tu allora avevi scritto me le avevi tirate fuori … era come specchiarsi e ritrovarsi … e io so che tu capisci ciò che sento e ciò che dico … e io allo stesso modo sento il calore del tuo abbraccio la tua mano stretta alla mia … sento che ci siamo trovate … e che siamo vicine … molto vicine …. E ti ringrazio per la tua presenza, ti ringrazio perché sei qui, ti ringrazio per quella donna meravigliosa che sei.
    Un bacio grande Amica mia

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