Notte di luna piena

A casa mi aspettava una calorosa accoglienza. Ero uscita sbraitando, senza dar peso alle cose che mi venivano urlate contro. L’orologio ticchettava le sette quando inserii sommessamente le chiavi nella serratura. Nessuno a casa mi degnò di uno sguardo. Se da una prima impressione rimasi a dir poco allibita, pensandoci su bene, dopo, l’idea non mi dispiacque. Scivolai in camera. Stranamente mi sentivo bene. Appena mi chiusi la porta alle spalle sentii un piacevole odore di pasta lievitata. Per quella sera era prevista una bella pizza. Appoggiai la rosa sul letto, quando un momento dopo la porta della mia camera si aprì con una violenza tale da farmi saltare il cuore in gola per la paura…

“Cosa ti è saltato in mente? Pensi di poter comandare tu in questa casa? Pensi che sia un’osteria, che entri ed esci quando e come vuoi? È questo che pensi? Hai bisogno di un bel pelo e contro pelo.” Continuava ad urlare, con gli occhi quasi fuori dalle orbite. Per anni avevo aspettato questo momento, e per niente al mondo mi sarei tirata indietro. Era arrivato il momento per riprendere indietro la mia vita. Forse aspettava una mia risposta, perché mi guardava con uno sguardo a dir poco furente.

“Che c’è, ora non parli più? Non mi sembra che ti abbia mai negato qualcosa. Ti ho sempre concesso tutto, non ti è mai mancato nulla, ed ora? Giri le spalle a noi, la tua famiglia. Ti sembra un atteggiamento giusto?”

Continuava a domandare, non volevo prestare ascolto a quello che diceva. Il mio unico obbiettivo era quello di sviscerare tutto quello che avevo sopportato per mesi, per anni.

“Con che faccia mi dici che ho sempre avuto tutto eh? Pensi sul serio che non mi sia mai mancato nulla? E quando avevo bisogno di andare da Barbara per sfogarmi, per raccontarle le mie frustrazioni, chi è che me lo negava? Ti inventavi stupide scuse, come il fatto che non posso essere sempre io ad andare a casa da lei. Perché non dici apertamente che volevi che lei venisse qui per controllare ulteriormente quello che facevamo. Perché non tiri fuori tutti i piani, tutti i complotti che hai fatto alle spalle per tenermi d’occhio? Pensi di riuscire ancora a negare quello che facevi, o forse fai tutt’ora? Ah si, credi che io non lo sappia vero… mi credi una stupida, sciocca, ingenua. Sono un’adulta ormai papà! Quanto pensi di controllarmi ancora? Vuoi per caso chiudermi in un convento, magari facendomi diventare monaca di clausura? Non sono quella che tu credi, non mi hai mai conosciuta, e mai mi conoscerai. Non sai cosa ho passato quando le mie coetanee sperimentavano quanto fosse bello andare in giro per la città, mentre tu, e dico tu, mi vietavi di andare a mangiare una pizza!” apparentemente esterrefatto della mia esternazione, stava in silenzio, ma sembrava sul punto di esplodere.

“Fammi finire, voglio dirti tutto!” Dopo potrei anche prendermi a schiaffi o spezzarmi una gamba pensai.

“Sai cosa si prova ad essere emarginati perché non si conosce nessuno? Quanto sono stata male quando avevo bisogno di parlare con qualcuno della mia età, ma trovavo solo i muri di casa ad ascoltarmi, quando erano loro e soltanto loro a vedere scorrere le lacrime sul mio viso… lo sai papà? E non rinfacciarmi quello che hai passato tu. Avevi la tua libertà, ed i tempi non sono più quelli di una volta, apri la mente per la miseria! Sai per colpa di chi ho un carattere così introverso e chiuso? Tua! Di chi senno? Con chi mi aprivo se non mi hai dato la possibilità di frequentare i miei coetanei eh? Con te, o con mamma, che ti riferisce tutto quello che succede, tutto quello che le dico, solo per timore, solo perché ha paura di te? Sì, tua moglie ti teme come una serva teme un padrone… ho ben visto a che livello siete. Dov’è l’amore che vi ha unito quando vi siete sposati? Era solo modo per farsi mantenere da te, e tu, di trovare una moglie ubbidiente, che assecondasse tutte le tue scelte, che non si opponesse mai a te. Non ho finito, l’elenco delle cose da dirti è lungo. E fammi parlare, prima che possa dimenticare qualcosa. Sai che mi sono innamorata? Si, non sono una suora, non sono tanto “anormale”. Mi sono innamorata, ho sofferto, ho riamato, ed ho sofferto di nuovo. Pensi di trovare l’uomo che faccia per me? Oh, quanto ti sbagli, non immagini nemmeno quanto ti sbagli. Non sposerò nessuno che non ami con tutta me stessa, stanne certo. E se non ti fiderai di lui, se non ti starà simpatico, se non ti piacerà, me ne farò una ragione. Perché, tutto quello che dici tu non è affatto vero. Una persona non si giudica per la sua provenienza, se è uno straniero o un italiano. Non si giudica per la sua famiglia. Non si giudica per l’appartenenza sociale, se è ricco o povero. Non si giudica per la religione papà! Se è un buddista, se è un ateo, non significa che sia una cattiva persona, non significa che non possa sposarlo. Se la famiglia va a rotoli, se i genitori fanno schifo, non necessariamente sarà così anche per i figli. Se tu sei odioso, restrittivo, arcaico, bugiardo, ingiusto…. Se tu sei tutto questo, non dovrò esserlo anche io” ci fu una breve pausa, tanto che mi fece pensare che mio padre non avesse nulla da ribattere…

“Sei solo una mocciosa, a cui puzza ancora la bocca di latte! Un’insolente mocciosa!” la voce si incrinò, fino a rimbombare come un tuono nella mia camera. Sapevo di averlo scatenato. Stranamente non  me ne importava nulla.

“Non ti rendi conto dei sacrifici che ho fatto e faccio per tutti voi, sei solo un’ingrata!”

“Forse, ma sono anche un essere umano, non sono una creatura che puoi plasmare a tuo piacimento, ho una mente anche io, ho un mio cervello, hai capito?! È per questo motivo che Dio ci ha dato il libero arbitrio, per ragionare, e fare delle scelte. Se non devo essere una sua schiava, a cui devo la vita, perché devo essere la tua?”

A quel punto mi sembrò come se i suoi occhi si tingessero di rosso, rosso sangue. L’ira lo stava accecando, anzi, l’aveva ormai accecato quando mi resi conto che un suo schiaffo mi colpiva in piena viso, facendomi cadere all’indietro sul letto. Tesi le braccia a mo’ di scudo, per ripararmi, inutilmente.

Sfilò la cintura dai pantaloni, la raccolse dall’estremità e cominciò a batterla sul mio corpo, alla cieca. Io, subivo, mentre cercavo di riparare almeno il viso. Continuò, imperterrito, mentre il dolore si cospargeva  dappertutto. Mi chiesi quando si sarebbe stancato. Proseguì ancora come una macchina impazzita, quando giunse mamma in camera. Cercò di fermalo, ma la spinse di lato con violenza.

“ Non metterti in mezzo tu, ora insegno un po’ di educazione a questa ingrata”

“ Sei odioso, ti odio!” gli urlai in faccia. Mi importava ben poco se quel giorno mi avrebbe massacrata, e mentre piangevo a dirotto, mentre singhiozzavo, sentivo il sangue caldo che scendeva dalle labbra dopo avermi picchiato l’ennesimo schiaffo.

“Non mi fai paura, mi fai solo schifo, sei un dittatore impazzito”. Si fermò. Chiuse la porta della sua camera facendo un rumore assordante che echeggiò nelle mie orecchie. Mia madre mi guardò con aria quasi truce.

“Perché gli hai detto quelle cose, è pur sempre tuo padre. Devi rispettarlo”

“Sì? Devo rispettarlo dici… ed io? Non sono una creatura umana? Merito di essere trattata peggio di un animale forse? Hai visto come mi ha massacrata, ed ancora cerchi di giustificarlo in qualche modo. È vero, i figli devono rispettare i propri genitori, ma anche loro, che rappresentano l’autorità, devono un minimo di rispetto verso i figli, non puoi privarmi della mia vita solo perché sei un genitore!”

Mi raggomitolai sul letto, avvolta dalla semi oscurità. Le lacrime calde e salate scendevano dai miei occhi senza che potessi fermarle in alcun modo. Anche se sentivo dolore un po’ dappertutto assaporavo una leggera sensazione di appagamento e libertà per aver levato fuori dal mio animo quello che mi opprimeva da mesi, anzi no, da anni… senza nessun pensiero mi soffermai a guardare la luna, unica spettatrice diretta di quel tragico teatrino. Quella sera mi sembrò fantastica con le sue linee perfette. Era una luna piena che sembrava abbracciarmi e venirmi incontro, al punto che potevo distinguere anche ad occhio nudo i crateri e i vari avvallamenti e depressioni presenti su essa. Rimasi ancora a lungo a fissarla, immobile, senza pensieri, ascoltando solo nelle orecchie il rimbombare del mio battito. Sentivo un bisogno di calore, un abbraccio… ma, non c’era nessuno con me, tesi le mani fino a stringere il mio corpo… nuove lacrime scendevano. Decisi di darmi pace. Strinsi forte il cuscino infilandomi sotto le coperte. Immobile, li nel cielo, rimase la luna a coccolarmi con i suoi tenui ed argentei raggi…

luna-piena.jpg
(continua de “la mia prima rosa”)
Notte di luna pienaultima modifica: 2008-11-27T17:45:00+00:00da odette14
Reposta per primo quest’articolo

11 pensieri su “Notte di luna piena

  1. Mi piego ma non mi spezzo…..quante volte hanno cercato anche con me di plasmarmi al modello che avevano deciso che io dovessi diventare. Ma io nell’anima sono nata ribelle e testarda…sono come un salice…apparentemente mi piego per poi risollevarmi in tutta la mia altezza…sono passati anni…secoli e finalmente nessuno mi dice più come e cosa debbo fare.

    un abbraccio sotto una bianca coltre

  2. leggo tutto di un fiato questo racconto e improvvisamente mi ritrovo a pensare a quante incomprensioni ho vissuto io stessa nella mia adolescenza …
    mi hai fatto riaffiorare ricordi che avevo dimenticato o forse ho voluto dimenticare …quando ero ragazzina, quante volte avrei voluto … avere la capacità di rispondere a mio papà … che non brutalmente come in questo racconto … (fortunatamente) mi ha fatto sentire che non tra noi non c’era una comunicazione e una comprensione … io … sono sempre stata un figlia modello … si … ma solo in apparenza … perchè poi in realtà avrei voluto essere una ribelle e seguire il mio cuore e invece … giusto per non dare loro dispiacieri e delusioni ho sempre accettato negazioni senza controbattere … fino a quando …non appena ho trovato il mio Amore … ho trovato il senso che volevo alla mia vita e allora … allora …. ho contato i giorni per “volare” con lui … e sentirmi finalmente compresa e amata per come avrei sempre voluto … e da allora vivo a testa alta la mia vita … senza quel senso di pesantezza che per anni ho sentito dentro di me, ma soprattutto perchè … mi sentivo un cigno prigioniera in un stagno …

    Credo che sei la prima persona che sei riuscita a farmi dire ciò che non ho mai detto … e con un grosso nodo in gola … ti abbraccio forte …..
    Odette … sei un Angelo … altro non riesco a dirti in questo momento … anzi no … Grazie … hai rimosso sensazioni in me che avevo nascosto … oggi mi hai ricordato che a volte … quando riprendi il volo … non devi dimenticarti di quando avevi le ali “tarpate” … Ti abbraccio forte tesoro !!! Grazie

  3. heilà ciaoo! =D volevo ringraziarti del premio apprezzatissimo e per essere passata da me =)
    mi ha fatto stra-piacere! =))
    complimentissimi per il tuo blog! è carinissimo! dà una sensazione di pace =D
    piuttosto! da te ha nevicato? =P ihihi
    passa un buon fine settimana e a presto spero! ti aspetto! =))
    erykisss

  4. Ciao Odette…
    Mi lasci sempre senza parole,
    leggo ciò che scrivi,
    leggo le emozioni che rispolveri in ognuno di noi
    e mi inchino, mi inchino perché sei raffinata
    in ogni particolare, in ogni sensazione,
    nel riuscire a immergere la tua anima nella penna
    e generare emozioni che solo qui trovo.
    Sono felice di essermi soffermato quel giorno…
    che vidi quella ragazza dietro a quella finestra
    nel primo post che lessi di te.
    Mi resi conto che mi trovavo di fronte a emozione pura
    e ogni volta c’è un lato nuovo…
    una nuova sensazione di realistico sogno narrato.
    Ho letto i commenti che mi precedono e mi rendo conto che riesci a toccare quelle fragili leve che riaprono degli scrigni fatti di ricordi a volte piacevoli e a volte un po’ meno ma sempre vividi e in ogni caso vissuti quasi con un senso liberatorio, anzi toglierei il “quasi” e questo sopratutto su fatti che certe persone rispolverano dal loro vissuto attraverso le tue parole, rende nobile questa tua sensibilità.
    E io mi sento onorato di farne parte…
    vivendoti fini all’ultima parola…
    Ti abbraccio con tutto il mio affetto Odette.
    Con tutto il mio Cuore..
    A presto

  5. non vorrei mai che i miei figli avessero questo rapporto con me.
    io ho tanti problemi, davvero tanti e difficili da risolvere, però mi considero fortunata, perchè ho due ragazzi che sono due vere perle rare…con loro ho un rapporto speciale.
    c’è empatia tra noi, ci capiamo al volo e ci aiutiamo a vicenda.
    io sento di aver contribuito in qualche modo a farli diventare quello che sono e fino a che avrò loro due, niente mi fa paura, niente mi può abbattere: sono la mia gioia, la mia forza.
    così dovrebbe essere per tutte le famiglie!
    ciao dolce odette

Lascia un commento